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Prodi parla, parla e parla...

Romano Prodi, durante il giuramento dei sottosegretari: "Il numero dei membri del governo per alcuni è eccessivo, ma commisurato alla mole di lavoro che ci aspetta è scarsissima".
Ecco, queste sono dichiarazioni di un uomo senza dignità. Il governo Berlusconi veniva accusato di avere un numero eccessivo di ministri, eppure aveva un dicastero in meno del governo attuale.
Tra ministri, viciministri e sottosegretari, la squadra di Prodi è composta da quasi 100 persone. Ma non è eccessivo...

Romano Prodi, dalle dichiarazioni programmatiche al Senato: "L'Italia non è spaccata in due".
no comment

Romano Prodi: "Non faremo divisioni, realizzeremo il nostro programma cercando il consenso. Noi cercheremo la concordia"
sì, come l'elezione del Capo dello Stato. Nel programma carta-straccia di Prodi erano previste le large intese per l'elezione della più alta carica dello Stato. Sappiamo tutti com'è andata.

Romano Prodi: "Abbiamo pianto i nostri caduti nelle nostre missioni".
Pecoraro Scanio ha pianto? Ma quando?

Romano Prodi: "L'Europa ha bisogno di una nuova Costituzione".
Certo, che tempismo, nuova costituzione e magari anche nuova 
bocciatura nei vari referendum popolari (come in Francia).

Romano Prodi: "
Mi ero impegnato per 8 donne al Governo. Non ce l'ho fatta".
E perchè non ce l'ha fatta? Se è vero, come sostiene, che il suo governo è forte, autorevole e unito, come mai non è riuscito - da grande leader - a imporre 8 donne? Strano.

Romano Prodi: "La ripresa economica sta evidenziando una mancanza di operai e tecnici specializzati in molti settori industriali..".
COSA ha detto? La ripresa economica? Ma come, fino all'altro giorno diceva che l'Italia doveva portare i libri in tribunale... cos'è cambiato? Ah, ora c'è la sinistra al governo...

 

Il governo è venuto
Esattamente dieci anni dopo il primo, nasce il secondo governo di Romano Prodi. Dopo una serie infinita di vertici, consultazioni, riunioni, liti, minacce di appoggio esterno, ecco la lista dei nuovi Ministri della Repubblica. Prodi ha dichiarato che tutti i partiti "sono soddisfatti, forse qualcuno non è felice, ma la felicità non è di questo mondo". Come? Perfetto, Prodi in campagna elettorale aveva promesso più felicità per tutti. Ora dichiara che la felicità non è di questo mondo. Qualcosa non torna o, più semplicemente, giorno dopo giorno, emergono tutte le balle promesse da Prodi in campagna elettorale. Poveri illusi i creduloni che hanno creduto al Professore.

Un governo faraonico.
25 Ministri, contro i 24 del governo Berlusconi: uno in più. Ma non doveva essere un governo "snello"? Bei tempi quando Prodi e la sinistra si mostravano scandalizzati per l'alto numero di dicasteri del governo della Casa delle Libertà. Bei tempi. Oggi loro hanno fatto pure peggio:
la serietà è finalmente al governo.

La presenza femminile.
Le quote rosa, al governo, dove sono? In campagna elettorale Prodi aveva preso un preciso impegno: un terzo di ministri saranno donne. Oggi sono sei su venticinque ministri. E cinque su sei sono ministri senza portafoglio: non contano nulla. Altra ennesima promessa non mantenuta di Prodi. Ora ci aspettiamo la legittima indignazione da parte dei novelli femministi di turno, quelli che in campagna elettorale accusavano Berlusconi di considerare le donne come buone solo a fare figli. Indignatevi, vi aspettiamo.
E sempre per la serietà al governo, l'ex Ministero del Welfare si divide in... tre: la Famiglia, le Politiche Sociali e infine i Giovani e lo Sport. Complimenti, altro che la moltiplicazione dei pani e dei pesci (stesso discorso per i Trasporti, che esce dalle Infrastrutture, e per la Ricerca e Università che esce dall'Istruzione).

Leggi ad personam. Come da impegni presi in campagna elettorale, i parlamentari che entreranno al governo dovranno lasciare il posto in Parlamento (vuol dire, tra l'altro, rinuncia alla doppia indennità). Oggi apprendiamo, da fonti parlamentari, che la sinistra starebbe preparando una legge per aumentare l'indennità dei sottosegretari che abbandonano il posto di deputati e senatori. Eccola qui, la vera serietà al governo.

I nomi.
Agli Esteri, con buona pace di Israele, trova finalmente una poltrona Massimo D'Alema. All'Interno c'è Giuliano Amato, una "vergogna" come 
affermava ieri Cossiga: "Se tu lo nominerai ministro dell'Interno - il senatore a vita si rivolge così a Prodi - sara' una macchia per il tuo governo ed un affronto per i servitori dello Stato che vegliano sulla sicurezza dei cittadini".
Alla Giustizia va Clemente Mastella: è la legge del contrappasso per le passate ironie sull'Ingegnere alla Giustizia.
Pecoraro Scanio è diventato Ministro della Repubblica Italiana: è il giusto riconoscimento per aver infangato la memoria dei nostri caduti. Altro plateale esempio di serietà al governo.
All'Istruzione va, non si sa il perchè, Giuseppe Fioroni. Con questa nomina, per Lerner, "il centrosinistra comincia subito a farsi male da solo".
Rosy Bindi è Ministro della Famiglia. Bindi e famiglia: un ossimoro perfetto. Spetterà a lei approvare i Pacs? Fantastico. Alle Infrastrutture va Antonio Di Pietro: bene, serve proprio un uomo duro quando si tratterà di realizzare la Tav.
Emma Bonino, alla fine, ha accettato gli Affari Europei. Quel briciolo di simpatia e di stima che ci è rimasto per l'esponente radicale, ci impone di non commentare questo balletto democristiano sulla presenza della Rosa nel Pugno nel Governo. Ci limitiamo a riportare le parole di Emma Bonino di due giorni fa: "Da molte parti mi si interpella per sostenere la richiesta avanzata dalla Rosa nel Pugno di un incarico di governo pienamente politico che mi consenta di mettere al servizio del paese la mia esperienza e la mia capacità e soprattutto i miei noti interessi civili e politici: il ministero della Difesa. Ho già comunicato agli altri compagni della Rosa nel Pugno che possono contare sul fatto che non intendo ripiegare su contributi di altro tipo perché non ci sarebbero le condizioni di assicurare al paese il meglio che possiamo e dobbiamo dare".

Eccola la serietà al governo. Ecco il governo di Romano Prodi.
Buona fortuna cara Italia, ne hai bisogno. Tanto.
 
 
Ricordo a tutti: www.ricontiamo.com
 
Renzo Foa direttore di Liberal su La7 “Piantiamola con questa storia del Presidente di tutti gli italiani, non puo’ essere Fassino che lo ha eletto a dire che Napolitano debba esserlo. Questo e’ un atteggiamento assolutista. Compete alla minoranza riconoscersi nel Presidente eletto solo dalla maggioranza sulla base dei gesti e dei meriti che Napolitano sapra’ esprimere e sul consenso che sapra’ raccogliere”
 
Al panettone non ci arrivano 3



"No Bonino alla Difesa: è filoamericana e proguerra".

Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei Comunisti Italiani, alleato di Emma Bonino.

"Vorrei ricordare che Diliberto e il suo partito si schierarono a difesa di Saddam".
Daniele Capezzone, segretario dei Radicali, esponente della Rosa nel Pugno, alleato di Oliviero Diliberto.

"La nomina della Bonino sarebbe un segno di continuità col governo Berlusconi, visto che tra le sue posizioni e quelle di Martino non ci sono differenze".
Marco Rizzo, Partito dei Comunisti Italiani, alleato di Emma Bonino e Daniele Capezzone.

"Non accettiamo lezioni di pacifismo da chi ha simpatie politiche per il regime di Castro".
Roberto Villetti, capogruppo della Rosa nel Pugno alla Camera, alleato di Marzo Rizzo e Oliviero Diliberto.

"Ministro della Difesa oppure non entro nel governo".
Clemente Mastella, leader Udeur, alleato della Rosa nel Pugno.

"Il governo avrà due vicepremier? Mi sembra una decisione squilibrata".
Oliviero Diliberto, segretario del Partito dei Comunisti Italiani, alleato di Ds e Margherita.

"Ds e Margherita dovrebbero fare un partito assieme e stanno litigando su tutto, stanno bloccando la formazione del governo. In più, quello del cosiddetto Ulivo è un arraffa arraffa mai visto".
Clemente Mastella, leader Uduer, alleato di Ds e Margherita.

 

Elezioni amministrative del 28 e 29 maggio

Le elezioni amministrative del 28 e 29 maggio sono il primo banco di prova della nostra voglia di rivincita dopo l'ingiusta conclusione del conteggio dei voti delle elezioni politiche. Il secondo e importantissimo test sarà quello del referendum costituzionale del 25 e 26 giugno.

A tal proposito stiamo preparando delle iniziative online che ti permetteranno di fare la tua parte anche questa volta, utilizzando internet, in modo particolare per il referendum.

Per il momento, ti invito a tenere "calda" la tua lista di amici che puoi raggiungere tramite la posta elettronica, e di ricordare loro le elezioni del 28 maggio, se risiedono in luoghi nei quali si vota.

Non dar retta alle chiacchiere che leggi sui giornali. Il presidente Berlusconi, nonostante l'ovvia delusione per l'esito delle elezioni, non ha alcuna intenzione di mollare e sta lavorando sia per amministrative e referendum sia per predisporre una rigorosa e intransigente opposizione parlamentare. Quindi non si molla, anzi...

Grazie per la tua attenzione e per il tuo impegno... andiamo avanti!

 

 

 
E così ce l'hanno fatta. La coalizione di sinistra si è presa anche il Quirinale. L'arroganza di questa coalizione è arrivata al culmine con l'elezione del Capo dello Stato. Hanno proposto in via ufficiale un solo candidato, negando ogni forma di dialogo con la Casa delle Libertà. Perchè proporre un solo candidato e su questo imporre il prendere o lasciare non può definirsi dialogo. Ma imposizione.
Oggi la votazione, a maggioranza. In campagna elettorale la sinistra ha fatto un gran parlare di larghe intese sulle scelte istituzionali, scrivendolo anche nel loro programma con particolare riferimento per il Capo dello Stato, per poi comportarsi come la più squallida delle dittature di maggioranza. Hanno scelto il loro Presidente della Repubblica e lo hanno votato: ora  Romano Prodi la smetta con la storiella di unire il Paese. Oggi, votando a maggioranza Napolitano, avete ufficialmente diviso il Paese in due: la spaccatura ora è istituzionalizzata.
Tanti auguri.
 
I risultati ufficiali: con 543 voti Napolitano è il Capo dello Stato eletto dalla sinistra. Trentotto voti trentotto in più del quorum richiesto, su un totale di più di mille votanti mille: un plebiscito, non c'è dubbio alcuno. Inoltre Napolitano ha preso tre voti tre in più dei 540 della sinistra: ma la CdL non era spaccata e non doveva votare segretamente per Re Umberto, pardon, per Re Giorgio? Misteri d'Italia.
 
E inoltre:
Giorgio Napolitano è stato smascherato a fare una considerevole cresta sulle note spese: dopo aver comprato un biglietto low cost per il volo Roma-Bruxelles al prezzo di 90 Euro otterrà un indennizzo di 800 Euro, ovvero la tariffa piena per la tratta in questione, con un guadagno netto di oltre 700 Euro. “Rispondo solo ai contribuenti Italiani” ha replicato Napolitano interpellato dall’emittente tedesca RTL. “sbagliato, si tratta di una grave truffa ai danni di tutti i contribuenti Europei” ha replicato l’Europarlamentare Hans P. Martin, “il sistema, visto che non c’è nessun organo preposto al controllo, consente di gonfiare le spese, ma i cittadini devono sapere che si tratta di una vera e propria truffa” tratto da Libero 13 Aprile 2004
 
 
CAMERA DEI DEPUTATI 448.002 SCHEDE BIANCHE
SENATO 488.403 SCHEDE BIANCHE

Alla Camera hanno votato quasi 4 milioni di elettori in piu’, ma il dato finale delle schede bianche e’ inferiore di 40.000 schede??????
Cioe’ noi dovremmo credere che ci sono 40.000 elettori che hanno votato scheda bianca solo al Senato (uno che vota scheda bianca lo fa con entambe le schede normalamente) e nessuno, ma dico neanche 1 dei quasi 4 milioni di giovani che ha messo nell’urna una scheda bianca.

Se su 40 milioni di voti sono 400.000 le schede bianche, su 4 milioni di voti ci dovrebbero essere almeno 40.000 schede bianche.

QUINDI: SI SONO FOTTUTI 80.000 VOTI NOSTRI E ORA SPADRONEGGIANO

http://www.interno.it/salastampa/comunicati/pages/articolo.php?idarticolo=1033

E inoltre:
Solo in Emilia Romagna siamo riusciti ad ottenere che si verificasse la congruita’ tra i verbali dei presidenti dei seggi e il registro dove si segnano i voti. Solo su 200 sezioni abbiamo recuperato per Forza Italia 1560 voti. In Emilia le sezioni sono 4300, quindi solo per quel confronto la corrispondenza del verbale del presidente con i registri ci avrebbe fatto conquistare oltre 30 mila voti.

IL CASO PREVITI
Il primo obiettivo,
quello più facile,
è stato raggiunto.
Ci hanno messo più di 10 anni.


I giudici di milano, nemmeno competenti per territorialità su queste vicende, sostengono quanto segue: la famiglia Rovelli ha "comprato" una sentenza e a tal scopo contattò Cesare Previti con il compito di corrompere il capo dei gip, Renato Squilante.
Oggi la Cassazione condanna definitivamente Cesare Previti a 6 anni di carcere.
Domanda: quanti anni si becca Squillante? Sei anche lui? No, nessuno. E' assolto. E i Rovelli? Secondo i giudici sono stati loro a dare i soldi a Previti per comprare la sentenza. Bene, quanti anni di galera si beccano? Nessuno, proprio nessuno. Assolti pure loro (uno può dire: assolti sì, ma per prescrizione. Vero, ma soltanto per uno degli eredi. Per l'altro c'è l'annullamento). Altra domanda: la sentenza è stata scritta da un collegio di tre giudici (che si erano dichiarati tutti "collegialmente concordi"). Condannati tutti e tre? Ma no, soltanto uno, ovviamente. Strano, no?
Ma facciamo un po' il riassunto di questa vicenda. Quindi: Previti prende i soldi dai Rovelli, i Rovelli pero' sono innocenti. Rifacciamo: i Rovelli perdono per strada dei soldi e Previti, che casualmente passa di lì, se li prende. E, visto che quei soldi sono dei Rovelli, cerca di far loro un favore. Come? Paga Squillante per comprare la sentenza in favore, guarda un po', dei Rovelli.
Sì, effettivamente la teoria è un po' traballante, ma che pretendete da una sentenza politica?

 
 
Durante il funerale di Stato dei caduti italiani a Nassiriya, Alfonso Pecoraro Scanio (italiano), deputato della Repubblica (Italiana) e probabile futuro Ministro della Repubblica (Italiana), e (l'italiano) Vasco Errani, Presidente (italiano) della Regione Emilia Romagna (che sta in Italia, anche se la sinistra è alleata con i secessionisti della Lega Autonoma Lombarda), onorano a loro modo i nostri soldati, cioè ridendo, scherzando, sorridendo e facendo battute. Questo è il rispetto che questi politici hanno nei confronti dei nostri caduti. Questa foto, ripresa da Libero e dal Giornale (e che potete vedere anche qui da GoldFox - anche qui da LoStrillonequi da Silvioforever) è il migliore spot per i maiali che urlano 10-100-1000 Nassyriya.
A questo punto era meglio non partecipare ai funerali, evitando così queste figuracce e mostrando un briciolo di coerenza e dignità. Se Pecoraro Scanio e Vasco Errani non riescono ad essere rispettosi, allora è molto meglio fare come il poco onorevole Caruso, parlamentare della Repubblica (Italiana), che non ha nemmeno partecipato al minuto di silenzio di inizio legislatura.

Per fortuna c'è una sinistra molto più presentabile e decente. Una sinistra veramente non violenta, una sinistra che ripudia il terrorismo e gli amici dei terroristi. 
Questo editoriale del Riformista, che saluta il governo Berlusconi ("Rimpiangerlo no, mancarci sì") si conclude così:

 
In politica estera non ci mancheranno i suoi show con gli «amici» (fossero Bush, Putin o Blair), ma la sua scelta di impegnare l’Italia in operazioni militari all’estero, di peace-keeping e peace-enforcing, questo sì. Speriamo che il nuovo governo non ascolti le sirene isolazioniste della sinistra radicale (isolazionismo non pacifismo, non è la stessa cosa) o, peggio ancora, l’anti-americanismo pavloviano. I funerali, ieri dei soldati uccisi a Nassiriya hanno messo in luce, di nuovo, il grado di consenso e di consapevolezza degli italiani sulle missioni di pace. Romano Prodi c’era e avrà capito che a questa gente si deve rivolgere, e farà bene a tapparsi gli orecchi con la cera di fronte allo starnazzare dell’on. Caruso.
 
Al panettone non ci arrivano

Piero Fassino, leader del più grande partito dell'Unione, ha scritto una lettera a Romano Prodi. Sì, una lettera. Nessun colloquio, nessun incontro, nemmeno una telefonata. Siamo già arrivati alle lettere: questi già non si parlano più.

Ma cosa ha scritto Fassino? Niente di drammatico... In riferimento alla pretesa di Bertinotti di diventare Presidente della Camera, Fassino scrive: "Espone la coalizione di centrosinistra a una pericolosa, quanto imbarazzante divisione". E ancora: "E' a rischio la nostra coesione".

Già stanno parlando di divisione, di coesione che non c'è più... e sono loro a farlo, non un esponente della CdL. L'opposizione alla maggioranza viene già fatta dalla maggioranza. La CdL può andare in ferie, fino a Natale.

Al panettone non ci arrivano 2

Il botta e risposta Mastella-Di Pietro:
Clemente Mastella:
""La Difesa. Sì, certo me l'aspettavo anche perché, alla vigilia delle elezioni, quando eravamo tutti in amore, quando tutti mi chiamavano per nome, tutti carini, Clemente nostro, carissimo Clemente... beh in quei giorni qualcuno me lo promise il ministero della Difesa". E sulla Presidenza del Senato: "Non è vero, è vero però che ho detto una cosa. Io, il presidente del Senato, saprei farlo meglio, ma davvero molto meglio di Marini. E non solo. Sono sicuro che prenderei anche molti più voti di lui".
Antonio Di Pietro risponde a Mastella: "Ognuno ha diritto di chiedere i posti che ritiene più opportuni ma non può farlo sotto forma di ricatto".
E l'Udeur reagisce con Antonio Satta, vicesegretario nazionale: "Basta. L'ex pubblico ministero la smetta di parlare a sproposito. La misura è colma, se continuerà nelle sue gratuite insinuazioni, non parteciperemo più a vertici dell'Unione".

Intanto Pannella si chiede se l'Unione esiste ancora.
Marco Pannella: "È necessario un incontro formale, ufficiale, serio, di tutta l’Unione nei primissimi giorni della prossima settimana per sapere se l’Unione esiste ancora, se vogliamo tutti rianimarla o se dobbiamo considerarla ormai un cadavere frapposto tra due opzioni: l’alternanza per l’alternativa che proponiamo noi e la gestione introversa delle oligarchie antidemocratiche che praticano altri".

E mentre Capezzone critica Diliberto e compagni.....
Daniele Capezzone: "In materia di lavoro, la linea tracciata da Rifondazione, Comunisti italiani e Cgil, che la pensa diversamente rispetto alla Uil, rappresenta il viatico per una grave sconfitta dell’Unione, già alle prossime amministrative. La linea della pura e semplice abrogazione della legge Biagi è un errore grossolano, e come tale va respinto".

... Rutelli critica Capezzone, Pannella e tutta la Rosa nel Pugno.
Francesco Rutelli
 ha individuato come decisiva per un risultato al di sotto delle aspettative "l’assurda caccia alla Chiesa cattolica promossa come tema dominante dalla Rosa nel Pugno".

Per Prodi non c'è nessun malumore nei Ds...
"Non c'è malumore nei Ds": così risponde Romano Prodi a chi gli domanda se sia preoccupato dalle tensioni interne alla Quercia sul braccio di ferro per la presidenza della Camera tra Massimo D'Alema e Fausto Bertinotti.

... ma Salvi dei Ds non è d'accordo, e dice che Prodi è un poveraccio.

Per il leader della sinistra Ds, Cesare Salvi, intervenuto alla direzione nazionale della Quercia, l'Unione ha commesso due errori nella tattica per l'elezione dei presidenti di Camera e Senato: "Il primo è stato candidare D'Alema senza avere la certezza che per il presidente del partito ci fossero le condizioni, il secondo è stato quello di investire Prodi di questo tema. Che deve fare poveretto, sono i parlamentari che devono votare".

E concludiamo con Ferrando che non vuole la sua Rifondazione al governo.
Marco Ferrando non veda di buon occhio il governo Prodi, qualunque esso sia: "Durante la consultazione interna dei membri della direzione nazionale del Prc da parte della segreteria attorno alle prossime scelte istituzionali del partito, abbiamo ribadito con nettezza la nostra profonda contrarietà sia all’ingresso del Prc nel governo Prodi, sia all’incarico della presidenza della Camera per il segretario del partito". E ancora: "L’ingresso del Prc nel governo significherebbe la subordinazione, in qualità di ostaggi, alle politiche già annunciate di risanamento dei conti pubblici, cioè di taglio allo stato sociale e di sacrifici per i lavoratori".

 

per durare, dopo bertinotti alla camera marini al senato e un ds al quirinale, propongo luxurya a san remo, mastella al circo orfei, i verdi in missione su marte...

 


 

Conoscere la riforma costituzionale per votare sì al prossimo referendum

3 maggio 2006

Il 25 e 26 del prossimo giugno gli italiani saranno chiamati ad esprimere, nel segreto dell'urna, una opzione che va a ben coincidere con una vera e propria scelta di campo. Avranno facoltà di promuovere o di bocciare la riforma della Costituzione posta in essere durante la scorsa legislatura. Il 16 novembre del 2005 il Senato della Repubblica ha definitivamente approvato il disegno di legge di riforma della parte II della Carta costituzionale (55 articoli modificati). Ciò ha costituito, peraltro, una messa in pratica del programma con il quale la coalizione di centrodestra si era presentata alle elezioni nel 2001. Fra i tanti obiettivi da conseguire da parte del governo Berlusconi v'erano, per l'appunto, quello dell'ammodernamento e rinnovamento dell'architettura dello Stato e quello della riforma delle istituzioni costituzionali rappresentative, di governo e di garanzia costituzionale. Si è trattato, in buona sostanza, di assolvere alla ratio di avvicinare lo Stato al cittadino, rendere le istituzioni più snelle ed efficienti, diminuire gli sprechi ed assicurare al nostro Paese il combinato disposto di governabilità e rappresentatività. Vediamo ora i punti cardine di siffatta riforma organica, la quale, lo rammentiamo, entrerà in vigore in tre tappe entro il 2016 e comincerà a trovare applicazione subito dopo il prossimo referendum.

Per ciò che concerne il Parlamento, è da segnalare la riduzione del numero dei parlamentari (i deputati da 630 a 518, ed i senatori da 330 a 252), la fine del bicameralismo perfetto (con contestuale creazione del Senato federale avente competenze specifiche) e la razionalizzazione e velocizzazione della procedura per fare le leggi. Il fatto che ora venga distinto il ruolo nazionale della Camera, che dà la fiducia al governo, ed il ruolo federale del Senato, funge da volano ad uno sblocco dell'azione governativa, ponendo fine alla duplicazione del passaggio di ogni disegno o proposta di legge. La Camera ha pieni poteri legislativi, vota la fiducia al Governo e si occupa dei problemi dello Stato; ed il Senato, per parte sua, viene eletto in ciascuna regione contestualmente all'elezione dei rispettivi Consigli regionali. In più, esso si occupa delle Regioni e del territorio, avendo ora competenze specifiche in materia d'ordinamento regionale e locale. Tutto ciò con il fine di perseguire gli obiettivi di risparmio di tempi e di denaro pubblico.

Passando all'analisi del Governo, con tale riforma, il premierato è stato fortificato, dando il diritto agli elettori di scegliere, contestualmente, il Primo ministro, il programma e la coalizione di governo. Il Primo ministro non è più un mero primus inter pares, in quanto ha ora un effettivo ruolo di guida del Governo ed il potere di nomina e revoca dei Ministri, nonché quello di proporre al Presidente della Repubblica le elezioni anticipate (scioglimento delle Camere). Un simile rafforzamento dei poteri del Capo del Governo va dunque a braccetto con l'intensificarsi della legittimazione popolare dello stesso e del consolidarsi della logica bipolare, dal momento che il Primo ministro non è che la persona indicata dal partito o dalla compagine uscita vittoriosa alle urne (legame tra Primo ministro, maggioranza, programma di governo e volontà popolare). Questo, unitamente all'introduzione di norme antiribaltone, mira ad un accrescimento della decisionalità e della governabilità dell'Esecutivo, e ad una riduzione della partitocrazia e del trasformismo. Per far fronte ai poteri del Premier, è da sottolineare il meccanismo della sfiducia costruttiva (per cui, in seno alla stessa maggioranza può indicarsi un nuovo Primo ministro ed evitare lo scioglimento delle Camere). Tale necessità è già stata, in precedenza, oggetto di estenuanti dibattiti e tentativi - mal riusciti - di progetti di riforma (Commissioni bicamerali Bozzi, De Mita-Iotti e D'Alema). I governi, prima di quello Berlusconi, duravano in media una decina di mesi.

In merito agli organi di garanzia istituzional-costituzionale, si evidenzia il permanere del Presidente della Repubblica in qualità di garante della Nazione e dell'unità federale della Repubblica. Il Capo dello Stato assume così nuovi e delicati compiti istituzionali, essendo a lui preposte le nomine dei senatori a vita, dei presidenti delle Autorità indipendenti, del presidente del Consiglio nazionale dell'Economia e del Lavoro e del vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. Si tratta, per l'appunto, del potere di nomina di vertici di autorità che hanno non poca incidenza nella vita giudiziaria, economica e sociale del Paese. Il Presidente della Repubblica, inoltre, vigila sempre sul rispetto delle regole scritte nella Costituzione. Da ultimo, sempre con riguardo alla ricomposizione degli organi di garanzia, si segnala come vi sia un nuovo meccanismo di elezione della Corte Costituzionale, per cui salgono da 5 a 7 i membri nominati dal Parlamento. E, per i tre anni successivi alla scadenza dell'incarico, i giudici costituzionali non potranno far parte del governo e del Parlamento, né ricoprire incarichi di nomina governativa.

Tassello fondamentale della riforma costituzionale targata Casa delle Libertà è la Devolution, voluta al fine di ridurre la distanza fra lo Stato ed il cittadino, sulla scia del principio di sussidiarietà, per mezzo dell'affidamento alle Regioni di potestà legislative in materia sanitaria, di organizzazione scolastica, di polizia amministrativa e di ogni altra materia non espressamente riservata alla legislazione dello Stato. Le Regioni, in buona sostanza, possono fare le leggi in una serie ben precisa di materie, per realizzare meglio gli interessi dei cittadini legati al territorio ma sempre nel rispetto dell'interesse nazionale, garanzia formale e sostanziale dell'unità del Paese. Il federalismo è caratteristica degli stati più avanzati e moderni, poiché è risaputo come una più compiuta democraticità cammini insieme ad una maggiore autonomia di governo locale, in quanto più concreta andrà ad essere la possibilità da parte dei cittadini di controllare cosa fanno e come si comportano coloro che hanno eletto e li amministrano. La riforma in senso federale dello Stato passa allora attraverso la combinazione virtuosa dei principi di unità ed indivisibilità della Nazione, libertà dei cittadini, efficienza degli apparati istituzional-amministrativi, responsabilità e trasparenza dei governanti, solidarietà interregionale e federalismo fiscale, per tacere della succitata sussidiarietà.

La necessarietà di una simile riforma è tanto più palese in quanto si è trattato altresì di porre un argine alle storture e pasticci derivati dalla riforma del titolo V approvata dalla sinistra nella legislatura 1996-2001 con soli 4 voti di scarto, in base alla quale vi sono stati negli ultimi anni centinaia di ricorsi alla Corte Costituzionale in seguito al caos delle competenze tra gli organi centrali e quelli locali, cagionando la paralisi in molti settori dell'attività delle Regioni come pure dello Stato centrale, nonché un vertiginoso aumento delle spese e costi per le casse statali. Inoltre, la Casa delle Libertà ha reintrodotto il basilare principio dell'«interesse nazionale», cancellato spudoratamente dalla sinistra, per cui ora: c'è un ventaglio di materie nevralgiche tornate ad essere di pertinenza dello Stato; si sono riequilibrati i poteri fra centro e periferia, per mezzo della clausola di supremazia, quella di essenzialità e la norma sull'interesse nazionale, così da evitare le sperequazioni fra le varie regioni, e garantire l'effettiva unità della Nazione.

In conclusione, bisogna votare al prossimo referendum per confermare la svolta che il governo Berlusconi ha impresso quanto a modernizzazione, efficienza e democratizzazione dello Stato e, ad un tempo, per far crollare tutto il castello di sabbia di menzogne che la sinistra sta già diffondendo ad arte, anche con l'ausilio dei suoi innumerevoli uomini insediati in organismi collaterali e gangli statali e sociali (università, scuole, sindacati ecc). Sarebbe bello ed interessante il poter evitare un simile scontro referendario che provocherebbe lacerazioni e divisioni nel Paese, magari trovando un'intesa di massima e bipartisan sulle riforme costituzionali.

E' necessario allora votare : per avere garanzia di governabilità, rappresentatività, trasparenza e responsabilità da parte di chi ci governa; per rendere il nostro Paese al passo con i tempi, vale a dire a camminare a testa alta nel nuovo contesto della globalizzazione e dell'integrazione europea e comunitaria; per rendere lo Stato davvero funzionale e strumento alle esigenze del cittadino, e non viceversa. Occorre votare contro una sinistra che pretende di far tornare indietro le lancette dell'orologio della storia. Una sinistra pronta a bocciare tutte le proposte e riforme provenienti da quello che considera non un interlocutore od un legittimo avversario politico, ma un nemico da abbattere. Una sinistra pronta poi, una volta al governo, a voler introdurre con ipocrisia da sé e da sola - per poi infangarsi e toppare nell'intento - le riforme per l'autonomia locale ed il rafforzamento dei poteri del Premier.

 

 
 
 

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