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Orrori Comunisti:

1- L'altra faccia del "che"!
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Altre Storie, altra storia
Il breve memoriale del dott. Carlo Gariglio (Segr. Naz. MFL) sugli episodi meno "eroici" della guerra civile
INDICE I CRIMINI DEL COMUNISMO
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Cominciamo dall'"eroico" attentato del 12/03/1945, allorquando gli "eroi" della resistenza fecero saltare, fra Villafranca e Villanova d'Asti, un treno militare, dal quale vennero estratti 27 tronconi di esseri umani, unitamente a 21 feriti orrendamente mutilati, tutti appartenenti alla divisione alpina Monterosa; ironia della sorte, le cronache del tempo mirabilmente riportate da Giorgio Pisanò, raccontano che questi alpini durante una sosta ad Asti, nella quale come spesso accadde alzarono un po' il gomito, si lasciarono andare con la popolazione a dichiarazioni tutt'altro che accondiscendenti nei confronti del Partito Fascista Repubblicano.

Biella (Vercelli). Maria Laura Bellini, di 16 anni, una delle tante giovani innocenti massacrate dai partigiani comunisti nel Biellese. Maria Laura venne uccisa il 16 gennaio 1945 per aver reagito disperatamente al tentativo, compiuto da alcuni partigiani rossi, di prelevarla. Le donne assassinate dai comunisti nel Biellese furono almeno 150: molte di queste vennero eliminate dopo essere state costrette a servire a lungo i partigiani e a subire le loro violenze.
Biella (Vercelli). Maria Laura Bellini, di 16 anni, una delle tante giovani innocenti massacrate dai partigiani comunisti nel Biellese. Maria Laura venne uccisa il 16 gennaio 1945 per aver reagito disperatamente al tentativo, compiuto da alcuni partigiani rossi, di prelevarla. Le donne assassinate dai comunisti nel Biellese furono almeno 150: molte di queste vennero eliminate dopo essere state costrette a servire a lungo i partigiani e a subire le loro violenze.

Lo sapete, o storici partigiani, che le autorità della RSI decisero di non procedere ad alcuna rappresaglia, pur avendone il diritto?
Ancora nell'astigiano all'inizio del 1944 alcune bande comuniste controllarono per mesi vaste zone del canellese, quando a fine 1944 la Repubblica ripristinò il suo controllo sul territorio, varie fosse comuni contenenti i resti dei militi della GNR barbaramente trucidati in prigionia vennero scoperte.
Se poi vogliamo, con notevole sforzo di fantasia, considerare gli avvenimenti ante 25 aprile come atti di guerra (?), molto vi è da dire su quello che avvenne durante le "radiose giornate" seguite a questa data infausta.
Le situazioni più infami avvennero nei pressi di Torino, basti rammentare agli "storici" partigiani che il 15/04/1945 il comando militare del CNL del Piemonte diramò il Piano Operativo E27, il quale, fra l'altro, prevedeva l'immediata soppressione di tutti i militi della RSI, senza diritto all'inoltro di alcuna domanda di garanzia; è bene rammentare a chi non lo ricorda, che tale ordine testimoniava la volontà di massacrare 300.000 militari italiani, colpevoli solo di aver servito la Patria!
Ed è grazie a questo bestiale ordine che a Torino e dintorni si compirono massacri più brutali ed innovativi che la storia d'Italia rammenti; interi reparti catturati nella caserma di via Cernaia, via Asti e nella Caserma Podgora vennero brutalmente trucidati fra mille sevizie e gettati in fossi comuni o nel Po. Il maggiore Cera, comandante del carcere, nonostante avesse liberato i detenuti politici affidando poi tutti gli immobili al CLN, venne condannato a morte e giustiziato addirittura il 23/03/1946.
Rammentiamo anche i massacri della zona di Rivoli (TO) ove dopo il 25 aprile (ovvero a guerra finita e ad armi spontaneamente consegnate), gli "eroi" partigiani massacrarono decine e decine di prigionieri di guerra.
Eventualmente potremmo soffermarci sui vostri colleghi "eroi" della prov. di Cuneo, il CLN di Saluzzo, del quale faceva parte un certo Giorgio Bocca, ex fascista viscerale divenuto poi uno dei più criminali comunisti per far dimenticare il suo passato, firmò un patto di resa (ad opera di Italo Berardengo, detto Gianaldo) nel quale si garantiva salva la vita ai militi che si sarebbero arresi: nonostante ciò il 2/05 ed il 05/05 costoro assassinarono 17 prigionieri inermi, facendo comandare il plotone d'esecuzione all'"eroe" partigiano "Remo".
Nei dintorni di Alba (CN), il II e il III battaglione RAP furono decimati dai partigiani dopo la resa. Il 27/04 il battaglione RAU si arrese a Cinaglio: venne firmata la resa dal parroco don Filippo Pasino a nome del gen. Partigiano "Gandhi", e da Domenico Marchisio, con le solite garanzie di trattamento secondo le convenzioni. In spregio ad ogni regolamentare regola di civiltà, per tre giorni consecutivi i 33 prigionieri vennero battuti e seviziati, lasciati senza cibo ed acqua, dopo di che vennero portati a Graglia nell'albergo Belvedere; qui, il 2/05/1945, tutti i prigionieri, ivi comprese le ausiliarie e le mogli dei soldati (fra le quali citiamo la sig.ra Della Nave, incinta) vennero trucidati e spogliati di ogni avere, subendo anche l'ultimo affronto della distruzione dei documenti per impedirne l'identificazione. La Banda di Boves (CN) del sotto tenente Vian, per vendicare la sconfitta militare, infierì con tali torture su 7 avieri tedeschi prigionieri che le autorità repubblicane ne fecero addirittura stampare dei manifesti raffiguranti lo stato dei cadaveri per documentare alla popolazione la bestialità partigiana.
Altro episodio della canea partigiana fu quello che vide protagonisti gli "eroi" Gemisto (divenuto lo "stimato" senatore Francesco Moranino) e Ortona; il 12/05/1945 queste immonde canaglie prelevarono dal campo sportivo di Vercelli 75 prigionieri della GNR; vennero rinchiusi nell'ospedale psichiatrico in due stanzoni, ove furono bastonati in modo tale da tingere le pareti di rosso. Quelli ancora vivi, dopo la rapina prammatica, vennero tutti uccisi a gruppi; in particolare un gruppo di una decina venne fatto schiacciare da due grossi camion nel cortile dell'ospedale stesso, mentre un'altra trentina venne mitragliata e gettata nel Canale di Cavour.
Non essendo probabilmente sufficiente ciò a placare la sete di sangue dei criminali "liberatori", il 17/05 gli eroi di"Gemisto" compirono altro analogo macello presso Valmaggia.
Dando un'occhiata alla vicina Liguria, la Divisione San Marco del Gen. Farina dall'agosto 1944 al marzo 1945 subì ben 104 imboscate a tradimento, che costarono la vita a circa 2000 soldati italiani, ed il tutto senza dare vita ad una sola legittima rappresaglia, per espressa richiesta dello stesso Farina. Nella zona di Imperia operò la banda comunista "Stella Rossa", composta da ex detenuti comuni, e famosa per i suoi omicidi, rapine e stupri compiuti anche sui civili che nulla ebbero a che fare con il Fascismo. A Genova il 14/05/1945 venne trucidato dai partigiani comunisti il capitano Antonio Canevaro, il quale venne gettato vivo in un forno dall'Ansaldo! Nella zona di Savona, altri "eroi" partigiani operarono fino all'estate del 1946 con la banda detta della "pistola silenziosa", nome derivato dagli omicidi perpetrati ai danni di ex combattenti, utilizzando una pistola munita di silenziatore; l'ultima "perla" di questi "eroi" fu l'omicidio dell'ex capitano della GNR Ernesto Lorenza, vigliaccamente ucciso l'11/07/1946 in ospedale, mentre, ad occhi bendati, stava ricevendo le cure indispensabili per una grave malattia agli occhi.
Infine, il 12/4/1945 il presidio di Borghetto Vara (SP) si arrese a rilevanti forze partigiane, dopo le colite "solenni" promesse circa la sorte, dei militari; come costume della partigianeria, nonostante gli accordi, i militi prigionieri vennero trascinati per sei giorni consecutivi sui monti, subendo sevizie di ogni tipo; il 18/04 finalmente vennero assassinati ad uno ad uno in una profonda caverna dei monti di Brugnato, che venne poi sigillata dagli "eroi" perché non si scoprisse prova del loro "eroismo".
Se poi tutto il suddetto sangue di combattenti non dovesse bastare agli "eroi" partigiani con la memoria storica un po' debole, vorrei finire illustrando alcune "perle" di questi signori, ovvero atrocità compiute non ai danni di combattenti armati, e neppure ai danni di combattenti disarmati, ma bensì ai danni di chi armi non ne portò mai, come le donne ed i religiosi.
Continuiamo quindi a rafforzare la memoria storica di questi "distrattoni" citando il povero Don Sebastiano Caviglia, cappellano della GNR ucciso il 27/04 ad Asti; Don Giuseppe Amateis parroco di Coassolo (TO), ucciso dai comunisti a corpi d'ascia il 15/03/1944 per aver deplorato gli eccessi partigiani; Don Edmondo De Amicis, cappellano pluridecorato della Ia Guerra Mondiale assassinato a Torino a tradimento dai gappisti il 24/04/1945, e morto dopo 48 ore di atroce agonia; Don Virginio Icardi, parroco di Squaneto (Acqui Terme), ucciso dai comunisti il 04/07/1944; Don Attilio Pavese, parroco di Alpe Goreto (Tortona), ucciso il 06/12/1944 dai partigiani dei quali era cappellano perché confortava religiosamente i tedeschi condannati a morte; Don Francesco Pellizzari, parroco di Tagliolo (Acqui Terme), chiamato dai partigiani la notte del 10/05/1945 e sparito nel nulla; Don Enrico Percivalle, parroco di Varriana (Tortona), ucciso a pugnalate dai partigiani il 14/02/1944; Don Leandro Sangiorgi, cappellano militare decorato al valore, ucciso dai partigiani a Sordevolo Biellese il 30/04/1945; Don Luigi Solaro di Torino, ucciso il 04/04/1945 perché parente del Federale di Torino Giuseppe Solaro; Padre Eugenio Squizzato, cappellano partigiano ucciso dai suoi il 16/04/1944 fra Corio e Lanzo (TO), poiché impressionato da tante crudeltà voleva lasciare la formazione; Don Antonio Zoli, parroco di Morra del Villar (CN), ucciso dai partigiani perché, durante la predica del Corpus Domini del 1944, aveva deplorato l'odio fra i fratelli.
E finendo con le donne, possiamo citare fra il migliaio di donne fasciste (o presunte tali) assassinate nel solo Piemonte: l'ausiliaria Marcella Batacchi di 18 anni, uccisa il 28/04 nei pressi di Biella dopo essere stata violentata ventidue volte; la signora Imperati Spina, uccisa a Torino il 1° maggio perché madre di un combattente; l'ausiliaria Licia Monteverde, uccisa a Torino il 06/05; l'ausiliaria Marilena Grilli di 16 anni, uccisa a Torino la notte del 02/05 dopo inaudite violenze; la signora Elisa Scalfi, massacrata a Vercelli il 07/05 con la sorella Laura uno zio e la nonna di ottant'anni; la signora Ida Silvestro, fucilata il 1° maggio a Torino e gettata nel Po.
Per quanti volessero poi ulteriori conferme, sono state pubblicate da Giorgio Pisanò, che a sua volta le trasse dagli uffici di Medicina Legale di Torino, le autopsie di alcune donne non identificate, nelle quali si può leggere esattamente che cosa la canea bestiale dei partigiani torinesi arrivò a fare, persino nei confronti di una di esse incinta al settimo mese di gravidanza.
Volgendo infine lo sguardo al di fuori del Piemonte, ci tengo a ricordare come esempio emblematico dei sudici personaggi ai quali le armi americane consegnarono l'Italia, la sorte delle modenesi Rosaria Bertacchi Paltrinieri e Jolanda Pignati, violentate davanti ai rispettivi mariti e figli dagli "eroici" partigiani comunisti, ed infine sepolte vive al cimitero di Modena.

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