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Cominciamo
dall'"eroico" attentato del 12/03/1945, allorquando gli "eroi"
della resistenza fecero saltare, fra Villafranca e Villanova
d'Asti, un treno militare, dal quale vennero estratti 27
tronconi di esseri umani, unitamente a 21 feriti orrendamente
mutilati, tutti appartenenti alla divisione alpina Monterosa;
ironia della sorte, le cronache del tempo mirabilmente riportate
da Giorgio Pisanò, raccontano che questi alpini durante una
sosta ad Asti, nella quale come spesso accadde alzarono un po'
il gomito, si lasciarono andare con la popolazione a
dichiarazioni tutt'altro che accondiscendenti nei confronti del
Partito Fascista Repubblicano.
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Biella (Vercelli). Maria Laura Bellini, di 16
anni, una delle tante giovani innocenti
massacrate dai partigiani comunisti nel Biellese.
Maria Laura venne uccisa il 16 gennaio 1945 per
aver reagito disperatamente al tentativo,
compiuto da alcuni partigiani rossi, di
prelevarla. Le donne assassinate dai comunisti
nel Biellese furono almeno 150: molte di queste
vennero eliminate dopo essere state costrette a
servire a lungo i partigiani e a subire le loro
violenze.
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Lo sapete,
o storici partigiani, che le autorità della RSI decisero di non
procedere ad alcuna rappresaglia, pur avendone il diritto?
Ancora nell'astigiano all'inizio del 1944 alcune bande comuniste
controllarono per mesi vaste zone del canellese, quando a fine
1944 la Repubblica ripristinò il suo controllo sul territorio,
varie fosse comuni contenenti i resti dei militi della GNR
barbaramente trucidati in prigionia vennero scoperte.
Se poi vogliamo, con notevole sforzo di fantasia, considerare
gli avvenimenti ante 25 aprile come atti di guerra (?), molto vi
è da dire su quello che avvenne durante le "radiose giornate"
seguite a questa data infausta.
Le situazioni più infami avvennero nei pressi di Torino, basti
rammentare agli "storici" partigiani che il 15/04/1945 il
comando militare del CNL del Piemonte diramò il Piano Operativo
E27, il quale, fra l'altro, prevedeva l'immediata soppressione
di tutti i militi della RSI, senza diritto all'inoltro di alcuna
domanda di garanzia; è bene rammentare a chi non lo ricorda, che
tale ordine testimoniava la volontà di massacrare 300.000
militari italiani, colpevoli solo di aver servito la Patria!
Ed è grazie a questo bestiale ordine che a Torino e dintorni si
compirono massacri più brutali ed innovativi che la storia
d'Italia rammenti; interi reparti catturati nella caserma di via
Cernaia, via Asti e nella Caserma Podgora vennero brutalmente
trucidati fra mille sevizie e gettati in fossi comuni o nel Po.
Il maggiore Cera, comandante del carcere, nonostante avesse
liberato i detenuti politici affidando poi tutti gli immobili al
CLN, venne condannato a morte e giustiziato addirittura il
23/03/1946.
Rammentiamo anche i massacri della zona di Rivoli (TO) ove dopo
il 25 aprile (ovvero a guerra finita e ad armi spontaneamente
consegnate), gli "eroi" partigiani massacrarono decine e decine
di prigionieri di guerra.
Eventualmente potremmo soffermarci sui vostri colleghi "eroi"
della prov. di Cuneo, il CLN di Saluzzo, del quale faceva parte
un certo Giorgio Bocca, ex fascista viscerale divenuto poi uno
dei più criminali comunisti per far dimenticare il suo passato,
firmò un patto di resa (ad opera di Italo Berardengo, detto
Gianaldo) nel quale si garantiva salva la vita ai militi che si
sarebbero arresi: nonostante ciò il 2/05 ed il 05/05 costoro
assassinarono 17 prigionieri inermi, facendo comandare il
plotone d'esecuzione all'"eroe" partigiano "Remo".
Nei dintorni di Alba (CN), il II e il III battaglione RAP furono
decimati dai partigiani dopo la resa. Il 27/04 il battaglione
RAU si arrese a Cinaglio: venne firmata la resa dal parroco don
Filippo Pasino a nome del gen. Partigiano "Gandhi", e da
Domenico Marchisio, con le solite garanzie di trattamento
secondo le convenzioni. In spregio ad ogni regolamentare regola
di civiltà, per tre giorni consecutivi i 33 prigionieri vennero
battuti e seviziati, lasciati senza cibo ed acqua, dopo di che
vennero portati a Graglia nell'albergo Belvedere; qui, il
2/05/1945, tutti i prigionieri, ivi comprese le ausiliarie e le
mogli dei soldati (fra le quali citiamo la sig.ra Della Nave,
incinta) vennero trucidati e spogliati di ogni avere, subendo
anche l'ultimo affronto della distruzione dei documenti per
impedirne l'identificazione. La Banda di Boves (CN) del sotto
tenente Vian, per vendicare la sconfitta militare, infierì con
tali torture su 7 avieri tedeschi prigionieri che le autorità
repubblicane ne fecero addirittura stampare dei manifesti
raffiguranti lo stato dei cadaveri per documentare alla
popolazione la bestialità partigiana.
Altro episodio della canea partigiana fu quello che vide
protagonisti gli "eroi" Gemisto (divenuto lo "stimato" senatore
Francesco Moranino) e Ortona; il 12/05/1945 queste immonde
canaglie prelevarono dal campo sportivo di Vercelli 75
prigionieri della GNR; vennero rinchiusi nell'ospedale
psichiatrico in due stanzoni, ove furono bastonati in modo tale
da tingere le pareti di rosso. Quelli ancora vivi, dopo la
rapina prammatica, vennero tutti uccisi a gruppi; in particolare
un gruppo di una decina venne fatto schiacciare da due grossi
camion nel cortile dell'ospedale stesso, mentre un'altra
trentina venne mitragliata e gettata nel Canale di Cavour.
Non essendo probabilmente sufficiente ciò a placare la sete di
sangue dei criminali "liberatori", il 17/05 gli eroi di"Gemisto"
compirono altro analogo macello presso Valmaggia.
Dando un'occhiata alla vicina Liguria, la Divisione San Marco
del Gen. Farina dall'agosto 1944 al marzo 1945 subì ben 104
imboscate a tradimento, che costarono la vita a circa 2000
soldati italiani, ed il tutto senza dare vita ad una sola
legittima rappresaglia, per espressa richiesta dello stesso
Farina. Nella zona di Imperia operò la banda comunista "Stella
Rossa", composta da ex detenuti comuni, e famosa per i suoi
omicidi, rapine e stupri compiuti anche sui civili che nulla
ebbero a che fare con il Fascismo. A Genova il 14/05/1945 venne
trucidato dai partigiani comunisti il capitano Antonio Canevaro,
il quale venne gettato vivo in un forno dall'Ansaldo! Nella zona
di Savona, altri "eroi" partigiani operarono fino all'estate del
1946 con la banda detta della "pistola silenziosa", nome
derivato dagli omicidi perpetrati ai danni di ex combattenti,
utilizzando una pistola munita di silenziatore; l'ultima "perla"
di questi "eroi" fu l'omicidio dell'ex capitano della GNR
Ernesto Lorenza, vigliaccamente ucciso l'11/07/1946 in ospedale,
mentre, ad occhi bendati, stava ricevendo le cure indispensabili
per una grave malattia agli occhi.
Infine, il 12/4/1945 il presidio di Borghetto Vara (SP) si
arrese a rilevanti forze partigiane, dopo le colite "solenni"
promesse circa la sorte, dei militari; come costume della
partigianeria, nonostante gli accordi, i militi prigionieri
vennero trascinati per sei giorni consecutivi sui monti, subendo
sevizie di ogni tipo; il 18/04 finalmente vennero assassinati ad
uno ad uno in una profonda caverna dei monti di Brugnato, che
venne poi sigillata dagli "eroi" perché non si scoprisse prova
del loro "eroismo".
Se poi tutto il suddetto sangue di combattenti non dovesse
bastare agli "eroi" partigiani con la memoria storica un po'
debole, vorrei finire illustrando alcune "perle" di questi
signori, ovvero atrocità compiute non ai danni di combattenti
armati, e neppure ai danni di combattenti disarmati, ma bensì ai
danni di chi armi non ne portò mai, come le donne ed i
religiosi.
Continuiamo quindi a rafforzare la memoria storica di questi "distrattoni"
citando il povero Don Sebastiano Caviglia, cappellano della GNR
ucciso il 27/04 ad Asti; Don Giuseppe Amateis parroco di
Coassolo (TO), ucciso dai comunisti a corpi d'ascia il
15/03/1944 per aver deplorato gli eccessi partigiani; Don
Edmondo De Amicis, cappellano pluridecorato della Ia Guerra
Mondiale assassinato a Torino a tradimento dai gappisti il
24/04/1945, e morto dopo 48 ore di atroce agonia; Don Virginio
Icardi, parroco di Squaneto (Acqui Terme), ucciso dai comunisti
il 04/07/1944; Don Attilio Pavese, parroco di Alpe Goreto
(Tortona), ucciso il 06/12/1944 dai partigiani dei quali era
cappellano perché confortava religiosamente i tedeschi
condannati a morte; Don Francesco Pellizzari, parroco di
Tagliolo (Acqui Terme), chiamato dai partigiani la notte del
10/05/1945 e sparito nel nulla; Don Enrico Percivalle, parroco
di Varriana (Tortona), ucciso a pugnalate dai partigiani il
14/02/1944; Don Leandro Sangiorgi, cappellano militare decorato
al valore, ucciso dai partigiani a Sordevolo Biellese il
30/04/1945; Don Luigi Solaro di Torino, ucciso il 04/04/1945
perché parente del Federale di Torino Giuseppe Solaro; Padre
Eugenio Squizzato, cappellano partigiano ucciso dai suoi il
16/04/1944 fra Corio e Lanzo (TO), poiché impressionato da tante
crudeltà voleva lasciare la formazione; Don Antonio Zoli,
parroco di Morra del Villar (CN), ucciso dai partigiani perché,
durante la predica del Corpus Domini del 1944, aveva deplorato
l'odio fra i fratelli.
E finendo con le donne, possiamo citare fra il migliaio di donne
fasciste (o presunte tali) assassinate nel solo Piemonte:
l'ausiliaria Marcella Batacchi di 18 anni, uccisa il 28/04 nei
pressi di Biella dopo essere stata violentata ventidue volte; la
signora Imperati Spina, uccisa a Torino il 1° maggio perché
madre di un combattente; l'ausiliaria Licia Monteverde, uccisa a
Torino il 06/05; l'ausiliaria Marilena Grilli di 16 anni, uccisa
a Torino la notte del 02/05 dopo inaudite violenze; la signora
Elisa Scalfi, massacrata a Vercelli il 07/05 con la sorella
Laura uno zio e la nonna di ottant'anni; la signora Ida
Silvestro, fucilata il 1° maggio a Torino e gettata nel Po.
Per quanti volessero poi ulteriori conferme, sono state
pubblicate da Giorgio Pisanò, che a sua volta le trasse dagli
uffici di Medicina Legale di Torino, le autopsie di alcune donne
non identificate, nelle quali si può leggere esattamente che
cosa la canea bestiale dei partigiani torinesi arrivò a fare,
persino nei confronti di una di esse incinta al settimo mese di
gravidanza.
Volgendo infine lo sguardo al di fuori del Piemonte, ci tengo a
ricordare come esempio emblematico dei sudici personaggi ai
quali le armi americane consegnarono l'Italia, la sorte delle
modenesi Rosaria Bertacchi Paltrinieri e Jolanda Pignati,
violentate davanti ai rispettivi mariti e figli dagli "eroici"
partigiani comunisti, ed infine sepolte vive al cimitero di
Modena.
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